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Esiste una correlazione tra COVID-19 e Artrite Reumatoide?

Lo scoppio della pandemia dettata da Covid-19 ha colto il mondo di sorpresa, impreparato.

Il nuovo SARS-Covid 19 ha generato molta preoccupazione tra la popolazione portando incertezza soprattutto in pazienti immunodepressi, ovvero pazienti con patologie del sistema immunitario.

La loro preoccupazione è tuttavia giustificata e comprensibile dal momento che il Covid-19 colpisce il tessuto polmonare provocando lesioni estese a livello alveolare.

Sebbene attualmente non ci siano prove per dimostrare con accurata certezza che i pazienti con malattie autoimmuni o che assumono farmaci immunosoppressori siano a maggior rischio di contrarre l’infezione COVID, rimane tuttavia un rischio teorico di aumento delle complicanze in coloro i quali dovessero contrarre l’infezione.

Analizzando i dati del registro globale del COVID-19 Global Rheumatology Alliance, che fornisce informazioni in tempo reale sulle malattie reumatiche e COVID-19, hanno mostrato che al 17 agosto 2020, la malattia reumatica più comune in cui è stato documentato COVID-19 è l’Artrite Reumatoide (694 pazienti su 1783) [1].

Sia la malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2 che L’AR sono caratterizzati da stati infiammatori.

Tra le numerosissime citochine prodotto dal nostro organismo durante un processo infiammatorio IL-6 è tra le interleuchine che fanno da protagoniste, adottando un ruolo centrale nella patogenesi delle malattie reumatiche (in particolare artrite reumatoide AR).

Elevati livelli di IL-6  sono stati osservati in pazienti affetti da COVID-19 [2].

Considerando la forte correlazione infiammatoria dettata dall’eccessiva produzione e rilascio di IL-6, sono emersi alcuni dati sperimentali secondo i quali, i farmaci molto familiari in Reumatologia come la clorochina (da qualche mese non più prodotta) e l’idrossiclorochina utilizzati nella terapia di molte patologie autoimmuni, sarebbero in grado di inibire la replicazione del virus e alcuni di questi vengono utilizzati in diversi protocolli su pazienti con COVID-19. Lo stesso discorso vale per i pazienti in cura con Tocilizumab. Questo farmaco potrebbe essere di aiuto nel trattare i pazienti con COVID-19 perché spegne l’infiammazione a livello polmonare ma non ha alcun effetto antivirale, pertanto i pazienti reumatici in cura con questo farmaco non sono protetti dall’infezione.

Un utilizzo della terapia antinfiammatoria e immunomodulante nel contesto di artrite reumatoide e COVID-19 potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio:

L’uso “puntuale” e appropriato di questi farmaci ha dimostrato di essere utile nell’affrontare la tempesta di citochine (in particolare IL-6), ma il loro uso in una fase avanzata è ad oggi controverso.

D’altra parte, se usati troppo presto, questi farmaci possono anche promuovere la replicazione virale attraverso i loro effetti immunosoppressori, in particolare questo avverrebbe con i corticosteroidi.

In conclusione, dai dati disponibili, non risulta che i pazienti con malattie reumatologiche siano più esposti al rischio di ammalarsi di COVID-19; è bene che i pazienti adottino le misure preventive suggerite e continuino a seguire le terapie regolarmente.

In attesa di raccomandazioni basate su evidenze maggiormente certificate, le misure preventive come praticare l’igiene delle mani, indossare la mascherina e tenere un distanziamento sociale non possono essere sottovalutate.

Note:

  1. The COVID-19 Global Rheumatology Alliance Global Registry. Available from: https://rheum-covid.org/updates/combined-data.html. Accessed 17 Aug 2020
  2. – Overview |COVID-19 rapid guideline: rheumatological autoimmune, inflammatory and metabolic bone disorders| Guidance | NICE;
    – Huang H, Zhang M, Chen C, Zhang H, Wei Y, Tian J et al (2020) Clinical characteristics of COVID-19 in patients with preexisting ILD: A retrospective study in a single center in Wuhan, China. J Med Virol:jmv.26174;
    – Cheng C, Li C, Zhao T, Yue J, Yang F, Yan Y et al (2020) COVID-19 with rheumatic diseases: a report of 5 cases. Clin Rheumatol 14:1

 

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