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Lo stress: un biomarcatore della qualità di vita del paziente

Che stress!” Quante volte abbiamo pensato o pronunciato questa frase nel corso della nostra vita?

Lo stress è una reazione che si manifesta quando una persona percepisce uno squilibrio tra le sollecitazioni ricevute e le risorse a disposizione; un vero e proprio meccanismo di autodifesa attivato dall’organismo per ristabilire un nuovo equilibrio interno (omeostasi).

Esistono innumerevoli fattori di stress che possono scaturire da minacce reali (il freddo, la fatica, un’operazione chirurgica, etc.) o immaginarie (paura di volare, di perdere una persona cara, di una crisi finanziaria, etc.). Nel secondo caso, si fa prettamente riferimento all’ansia ovvero a quel fenomeno anticipatorio di una paura talvolta ingiustificata.

Diversi studi biologici hanno provato che il corpo reagisce allo stress percepito, non a quello realmente vissuto; alla sola percezione di un pericolo, l’organismo comincia a secernere ormoni dello stress. Se ci troviamo di fronte ad un animale feroce, il corpo reagisce immediatamente ad un possibile pericolo – essere morsi – senza effettivamente sapere se questo si rileverà tale o meno. Lo stesso accade quando, ad esempio, evitiamo di chiedere una promozione per il timore di essere licenziati o non investiamo i nostri risparmi per paura che il mercato finanziario crolli.

Pertanto risulta facile comprendere che lo stress non è necessariamente un male: c’è infatti uno stress buono – chiamato eustress – che consente al nostro organismo di far fronte a piccole e grandi emergenze, dandoci una forza e una resistenza inaspettate. Ma se la situazione di stress si protrae troppo a lungo nel tempo, e non è seguita da una fase di rilassamento, si ripercuote in una serie di ricadute dannose per l’organismo. Si parla allora di stress cattivo, o distress.

Il meccanismo che regola lo stress coinvolge diversi organi del nostro corpo. La centralina dello stress può essere individuata nell’amigdala, un complesso nucleare primordiale a forma di mandorla situato al centro del cervello. Essa è responsabile dell’attivazione a monte del sistema “combatti o fuggi”, che inibisce le strutture cerebrali coinvolte nei processi più razionali – ippocampo (memoria) e corteccia prefrontale (sequenziazione temporale e parziale delle informazioni, valutazione della loro rilevanza, analisi quali-quantitativa delle azioni e delle loro conseguenze) – e stimola invece l’ipotalamo nella produzione di ormoni.

Lungo l’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), avviene il rilascio ormonale che spinge le ghiandole surrenali a produrre cortisolo, adrenalina e noradrenalina (catecolamine). Nei momenti di forte tensione, il cortisolo aumenta la glicogenesi ovvero l’immissione di glucosio nel sangue, mettendo a disposizione del corpo tutta l’energia di cui ha bisogno (o crede di avere bisogno). Con il rilascio successivo di adrenalina e noradrenalina, si ottiene infine un aumento della pressione sanguigna per migliorare le prestazioni fisiche e la prontezza dei riflessi.

Passata la situazione di stress l’organismo torna in equilibrio (diminuiscono tono muscolare, respiro, frequenza cardiaca e pressione sanguigna) e il corpo si rilassa. Quest’ultima fase è essenziale: senza di essa si verificano le condizioni per l’esaurimento ovvero quella situazione per la quale le ghiandole surrenali non riescono più a secernere la quantità di cortisolo richiesta dal corpo, il cui livello si abbassa fino appunto ad esaurirsi.

Il livello di cortisolo prodotto varia durante tutto l’arco della giornata e l’energia di cui disponiamo si modifica seguendo un’apposita curva. Solitamente il picco maggiore si verifica nel momento che precede il risveglio – in modo da fornire al corpo l’energia di cui avrà bisogno – per poi calare successivamente. Lo stress può incidere su questa curva, forzando il livello di cortisolo a restare molto alto anche a fine giornata; ciò consente di lavorare fino a notte fonda, ma ostacola il sonno e a lungo andare modifica il ritmo sonno-veglia: al mattino ci si sente stanchi perché i livelli di cortisolo sono bassi, ma aumentano nell’arco della giornata fino a raggiungere picchi eccessivi di sera.

Il paziente affetto da stress cronico può riscontrare problemi di memoria e/o apprendimento e ha maggiori probabilità di sviluppare forme di arteriosclerosi legate all’ipertensione, aritmia cardiaca e infarto del miocardio. Inoltre elevati livelli di cortisolo possono debilitare il sistema immunitario, aumentando il rischio di contrarre infiammazione e favorendo l’insorgere di patologie come l’osteoporosi. Sono associati, ancora, ad alti livelli di stress numerosi disturbi gastrointestinali, quali ad esempio la sindrome dell’intestino irritabile.

Lo stress, in definitiva, è un vero e proprio biomarcatore della qualità di vita del paziente: quando aumenta in maniera incontrollata può incidere fortemente sul nostro quieto vivere, esponendoci a sintomi e rischi importanti.

Risulta pertanto molto importante, sia per il paziente sia per il medico, tenere sotto controllo lo stress tramite il suo continuo monitoraggio e la sua completa valutazione nel trattamento delle malattie.

Tramite l’applicazione mobile di iTwinSense, il paziente può raccogliere e condividere al proprio medico di fiducia – in modo sicuro e protetto – diversi dati utili all’individuazione delle situazioni di stress. Tali informazioni fanno parte dell’ecosistema di dati di iTwinSense, un database sempre aggiornato e in continua evoluzione. Niente condivisioni multiple o separate: i nostri utenti scelgono semplicemente la configurazione completa di dati da mostrare al medico e quest’ultimo ne avrà visione istantanea sulla propria piattaforma.

Si pensi alle informazioni che possono essere raccolte – tramite applicazioni mobile, smartwatch e dispositivi medici indossabili – su frequenza cardiaca, pressione sanguigna, saturazione arteriosa, alimentazione e qualità del sonno. Oppure, ancora, ai dati registrati dai laboratori di analisi sui livelli di cortisolo, adrenalina, noradrenalina, glicemia e trigliceridi.

Diversi smartwatch presenti oggi sul mercato forniscono la possibilità di monitorare i propri livelli di stress tramite indicatori sviluppati ad hoc. Per quanto possano variare, in generale, il punteggio assegnato all’individuo è basato per lo più sui dati registrati sul battito cardiaco.

In particolare, misurazioni statistiche come lo “stress score” permettono di misurare l’Heart Rate Variability (HRV) ovvero la fluttuazione della frequenza cardiaca a riposo, riuscendo a rilevare anche variazioni di alcuni millisecondi. Tali oscillazioni sono del tutto naturali e dovute all’alternarsi di impulsi opposti inviati dal sistema nervoso simpatico e parasimpatico: il primo serve a preparare il corpo all’azione aumentando il battito cardiaco, la respirazione e gli zuccheri nel sangue, il secondo regola invece la funzione viscerale, abbassa la frequenza cardiaca, il ritmo respiratorio e predispone al riposo. In una normale situazione – quando il corpo non è stressato – i due sistemi sono in equilibrio tra loro ed il risultato è una HRV alta. Quando invece si registra una HRV bassa, probabilmente ci troviamo in una fase di squilibrio che potrebbe indicare un aumento dei livelli di stress.

Tutte queste informazioni, incrociate anche con i risultati di test attitudinali e di valutazione della percezione da stress del paziente, potrebbe fornire al medico un quadro più ampio per la diagnosi e il trattamento di diverse malattie.

Affrontare un periodo più o meno prolungato di stress può avere molte conseguenze negative: non sarebbe interessante avere a disposizione dei tool per monitorarlo in maniera corretta e utilizzarlo a nostro vantaggio? In iCareX, stiamo lavorando ad una nuova tecnologia che potrà finalmente aiutare i medici a migliorare la qualità della vita e ad utilizzare trattamenti personalizzati che tengano in considerazione lo stress del paziente.

In particolare, tramite la piattaforma di iTwinDiscover, il medico può valutare – con il supporto di analisi di scenario clinico basate sull’intelligenza artificiale – quali sono i farmaci più efficaci per lo sviluppo di trattamenti che possano essere ottimizzati anche sulla base dei livelli di stress registrati dal paziente. In questo modo, sarà possibile esplorare gli effetti attesi di diversi piani di cura optando per il trattamento che minimizza l’impatto negativo sullo stress e quindi sulla qualità di vita del paziente.

L’esplorazione di scenari clinici attraverso l’intelligenza artificiale – sviluppata da iCareX – sarà un “game changer” per la medicina personalizzata a partire dal 2021. Nel caso specifico dello stress, tale tecnologia può suopportare i professionisti del settore sanitario a somministrare cure che non siano esclusivamente mirate a debellare la malattia ma anche a preservare il benessere generale del soggetto in cura.

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